Solo due passi

Solo due passi - Spettacolo teatrale

Ente titolare: CBM Italia ETS

Luogo: Milano – Lombardia

Attività / Intervento

Solo due passi - Spettacolo teatrale

“Solo due passi” è lo spettacolo teatrale di CBM, rivolto a bambini e bambine tra i 6 e i 10 anni, per raccontare loro come e quanto la diversità possa diventare occasione di incontro, di scoperte e, perché no, a volte anche di amicizia. Con questo spettacolo CBM vuole far conoscere, con un linguaggio capace di suscitare l’attenzione e l’entusiasmo di bambini e bambine, i temi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, sensibilizzandoli su argomenti attuali come l’inclusione, la partecipazione alla vita sociale, lo sviluppo di abilità e talenti in base alle proprie potenzialità.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Lo spettacolo teatrale è un’iniziativa pilota che può realizzarsi in contesti diversi nelle scuole, nelle biblioteche, nei centri rivolti all’infanzia, nei teatri, all’interno di festival e manifestazioni dedicate ai temi della diversità.

Perché questa esperienza è interessante?

Diffondere una cultura dell’inclusione e sensibilizzare le nuove generazioni sui temi dell’inclusione, dei diritti delle persone con disabilità, della cittadinanza attiva, dello sviluppo di abilità e talenti in base alle proprie potenzialità, contribuisce alla costruzione di una società e di un mondo inclusivo in cui è possibile garantire la convivenza pacifica di tutte le forme diversità.

Sono inclusivo – Ambassadors

Sono inclusivo - Ambassadors

Ente titolare: CBM Italia ETS

Luogo: Milano – Lombardia

Progetto

Sono inclusivo - Ambassadors

Il progetto, alla sua seconda edizione, è promosso da CBM Italia insieme all’associazione SON- Speranza Oltre Noi, Fondazione Casa della Carità e Associazione Sanga Basket. L’obiettivo è quello di fornire a studenti e studentesse conoscenze e competenze sui diritti umani, con particolare riferimento alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, promuovendo la costruzione di una società inclusiva in cui le persone con disabilità possano godere dei loro diritti ed esprimere a pieno il loro potenziale. Sotto la guida di un esperto, l’iniziativa accompagna studenti e studentesse nella realizzazione di un podcast che racconti il mondo della disabilità attraverso la loro voce indagando gli ambiti dell’inclusione, del linguaggio, della partecipazione e dell’accessibilità.

Come una nuova generazione di ambasciatori, ragazzi e ragazze diventano promotori dei diritti delle persone con disabilità, attivandosi in prima persona per creare occasioni di riflessione e confronto su pratiche inclusive e aumentare la capacità di integrazione della comunità di appartenenza.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Studenti e studentesse hanno acquisito competenze e conoscenze per promuovere i diritti delle persone con disabilità attraverso incontri formativi e laboratori esperienziali sulle tematiche di interesse: il framework dei diritti umani, con particolare riferimento ai diritti delle persone con disabilità, il linguaggio e la comunicazione utilizzate nell’ambito della disabilità (disability language), le varie rappresentazioni della disabilità.

Perché questa esperienza è interessante?

Il percorso ha accompagnato studenti e studentesse nella realizzazione del podcast “Punti di vista” per raccontare la disabilità e indagare gli ambiti dell’inclusione, del linguaggio, della partecipazione e dell’accessibilità, sensibilizzando attraverso la propria voce l’opinione pubblica sui diritti delle persone con disabilità e a promuovendo una cultura dell’inclusione.

Cambiamo sguardo: dire, fare, parlare di disabilità

Cambiamo sguardo: dire, fare, parlare di disabilità

Ente titolare: CBM Italia ETS

Luogo: Milano – Lombardia

Progetto

Cambiamo sguardo: dire, fare, parlare di disabilità

“Cambiamo sguardo” è un progetto didattico gratuito rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, per conoscere e fare esperienza dei diritti delle persone con disabilità e diffondere la cultura dell’inclusione. Il progetto può essere utilizzato per l’insegnamento dell’educazione civica e per applicare strumenti teorici e pratici a tutte le discipline. Si tratta di un percorso in 4 moduli composto da una formazione online e un kit operativo da utilizzare in classe ed è rivolto a insegnanti curricolari e per il sostegno, educatori, educatrici, assistenti alla comunicazione, dirigenti delle scuole di ogni ordine e grado, studenti e studentesse dai 3 ai 18 anni e tutte le persone interessate a questi temi. L’adesione al progetto è possibile durante tutto l’anno scolastico.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Il progetto risponde alla necessità di sviluppare conoscenze e competenze sui temi dei diritti delle persone con disabilità attraverso un percorso che affronta il linguaggio inclusivo, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, l’Agenda 2030 e la didattica inclusiva. Materiali e risorse digitali sono accessibili, di facile utilizzo, flessibili e adattabili alle diverse esigenze di tempo e impegno.

Perché questa esperienza è interessante?

Il progetto “Cambiamo sguardo” mette a disposizione risorse e strumenti per: – comprendere la realtà di oltre 1 miliardo di persone e conoscere la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità; – contrastare stereotipi, luoghi comuni, riflettendo sul linguaggio e parlando di disabilità con naturalezza e senza tabù; – informare per una partecipazione attiva, responsabile e consapevole, rimuovendo gli ostacoli culturali e comportamentali che generano discriminazione.

TuttiaScuola

Ente titolare: Fondazione Somaschi – Comune di Milano

Luogo: Milano – Lombardia

Progetto

Il Progetto “TuttiaScuola” è la risposta di Milano al Progetto Nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambin* rom, sinti e caminanti, è promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali” e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute e l’Istituto degli Innocenti. Gli Obiettivi principali del Progetto sono il:

  • Miglioramento dell’inclusione scolastica e del successo formativo dei minori RSC
  • Contrasto alla dispersione scolastica dei minori RSC
  • Miglioramento dell’accesso ai servizi socio-sanitari dei minori RSC e delle loro famiglie
  • Consolidamento di una governance multisettoriale e multilivello territoriale sostenibile
  • Creazione di una rete di collaborazione tra le città che aderiscono al progetto

Il progetto prevede un lavoro centrato principalmente su tre ambiti: la rete locale dei servizi, la scuola e i contesti abitativi. Nella città di Milano il progetto è stato rinnovato per la seconda biennalità (2021-23) coinvolgendo 4 Istituti Primari: Ist. Cadorna e C. Marcello (zona 7), Ist. Alda Merini (zona 8), Ist.Arcadia (zona 5) per un totale di 24 classi, le azioni sono rivolte a tutti i bambini* delle classi coinvolte e ai loro insegnanti per quanto riguarda la formazione sulle metodologie del cooperative learning e la realizzazione di attività laboratoriali. Le famiglie vengono seguite attraverso azioni di sostegno e di accompagnamento ai servizi sociali e sanitari, alla scuola e al territorio e vengono proposti dal progetto ai bimb* rsc, ai fratelli e sorelle degli stess* e al nucleo familiare rispetto agli obiettivi sopra descritti.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Il progetto ha provato e sta provando a rispondere ai bisogni che emergevano e che emergono con uno sguardo, un’attenzione e una metodologia che incontra le differenze di ciascun territorio, di ciascuna scuola, ciascuna rete, ciascuna famiglia, ciascuna classe, ciascun bambino e bambina. Consapevoli che i contesti cambiano, che le risposte non possono e non devono essere standardizzate è sempre necessario aprire una costante linea di co-progettazione che diventa il canale per riorganizzare le diverse azioni in risposta alla crescente complessità della domanda, contribuendo a garantire l’effettività dei diritti sociali. In gioco c’è un orientamento complessivo, una visione di sistema, in cui si sostiene che la costruzione del futuro debba rimessa alla capacità delle persone di costruire una storia comune.

Perché questa esperienza è interessante?

Si tratta di generare nuovi legami e di investire sul ruolo di un capitale sociale che valorizzi le differenze anziché esasperarle. È un lavoro di costante e continua ricalibratura che viene sostenuto dalla piena convinzione che la costruzione, la realizzazione, il monitoraggio e la valutazione delle azioni deve essere collettiva per permettere a tutti quei processi virtuosi di rimanere nel tempo, di consolidarsi, di esprimersi al meglio. Solo se la rete territoriale, i servizi, le istituzioni, le equipe riescono a costruire INSIEME i diritti sociali potranno veramente essere visti nella loro peculiarità.

YOUNGLE

YOUNGLE Italia Network

Ente titolare: YOUNGLE Italia Network

Luogo: Siena, Livorno, Arezzo, Napoli, Perugia, Savona, Piacenza, Torino, Novara, Aosta, Lodi, Cremona, Trento, Verona, Udine, Rieti, Bari

Progetto

YOUNGLE Italia Network

Il progetto nazionale “Youngle – Social Net Skills”, basato sulla peer education, nasce nel 2011 grazie a un finanziamento del Ministero della Salute (nello specifico del Centro per la prevenzione e il Controllo delle Malattie, CCM). Si tratta del primo servizio ad accesso pubblico (nazionale) di ascolto attraverso il web, rivolto a giovani e gestito da giovani con il supporto di psicologi, educatori, assistenti sociali ed esperti di comunicazione. Youngle – il termine deriva dalla fusione dei due termini “Young” (giovane) e “Jungle” (giungla) – è un network nazionale attualmente presente in 12 regioni con 16 centri. Ogni realtà ha una propria attività social gestita da una redazione, composta da almeno dieci peer che conducono una chat aperta due volte la settimana. I peer sono affiancati online e onsite da uno o due operatori (psicologi, assistenti sociali o educatori esperti in temi quali peer education, utilizzo delle e-technology, sostegno in remoto) a seconda del volume di conversazioni sviluppato e delle risorse disponibili da parte dell’ente erogatore del servizio. Il servizio è gratuito e facilmente utilizzabile: è sufficiente scaricare la app “Youngle”, proprietaria del network, per chattare con i peer online o poter scrivere un messaggio al quale i peer risponderanno quando saranno connessi. Le conversazioni avvengono in modalità totalmente anonima all’interno della app. Non sono richiesti dati sensibili per accedervi e tutte le funzionalità e le modalità di accesso e funzionamento dell’applicazione sono state validate dal Garante della Privacy della Regione Emilia-Romagna (partner storico del progetto), in conformità con l’attuale legge sulla privacy e il diritto alla protezione dei dati dei minori che accedono al web. Il progetto è collegato con i servizi territoriali rivolti ad adolescenti e giovani (servizi di prevenzione, altri progetti di peer education, servizi per le dipendenze, servizi sociosanitari, ecc.).

Fattori di successo e difficoltà incontrate

I fattori di successo sono i seguenti: l’efficacia nella relazione di consulenza; la facilità e la semplicità di utilizzo; il linguaggio utilizzato, tipico di uno scambio tra pari; infine, i canali e piattaforme di diffusione.

Le principali difficoltà riguardano invece il  reperimento di finanziamenti locali e nazionali e la comunicazione efficace sul web e sui territori.

Perché questa esperienza è interessante?

Dai 5 centri iniziali (10 anni fa), oggi il network è composto da 16 strutture presenti in 12 regioni, con altre e numerose realtà in ingresso. Tra i fattori più interessanti sottolineiamo l’efficacia e l’immediatezza della consulenza on line, il linguaggio peer to peer utilizzato, i costi minimi di un intervento capillare di prevenzione sul disagio giovanile e l’ assenza di giudizio nella relazione in chat.

Appunimm Teatro di Comunità

Ente titolare: Associazione Terra Mia, Cooperativa Assistenza e Territorio, Cooperativa Agorà/Consorzio Gesco

Luogo: Comune di Napoli – Campania

Appunimm’ è un’attività di educativa di strada basata sulla metodologia del teatro sociale di comunità e della ricerca-azione. Diversi i riferimenti teorici su cui si basa: la coscientizzazione di Paulo Freire, la demeccanizzazione di Augusto Boal, la pedagogia popolare di Célestin Freinet, la pedagogia attiva e non direttiva di Alexander S. Neill, la maieutica come intesa da Danilo Dolci, l’educazione incidentale di Colin Ward, l’educazione attiva di John Dewey, la riflessione in azione di Donald Schön, il lavoro sui gruppi e la ricerca azione di Kurt Lewin, la riflessione e la strategia metodologica di intervento e incidenza politica di Ariel Castelo in Ludopedagogia, il lavoro sulle prospettive di significato e l’educazione degli adulti di Jack Mezirow.

Nasce nell’alveo dei Laboratori di Educativa territoriale, con una vocazione transterritoriale. Ha come target principale i giovani che abitano la strada, ma il suo sguardo è rivolto al contesto inteso come cornice di significato. Non ambisce a creare dei setting outdoor ma a diventare parte del flusso della strada, individuandone i conflitti, le contraddizioni e favorendone gli straripamenti. Appunimm’ conduce anche un lavoro di restituzione e documentazione video-fotografica utilizzando piattaforme come YouTube, Instagram e Facebook. Da gennaio 2023, non avendo più uno spazio interno al servizio Laboratori di Educativa Territoriale, tenterà di intraprendere una sua strada autonoma.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Appunimm’ è riuscito nel corso di quattro anni a individuare tensioni e conflitti che attraversano il tessuto sociale, restituendogli una dimensione oggettiva, prodromo di un processo di coscientizzazione. Dal 2020 si è misurata con la pandemia agendo una riflessione-azione che ha trovato poco spazio nei luoghi formali dei progetti socioeducativi. Se la strada è di per sé un contesto sfidante, dal 2020 diventa il luogo adatto a cogliere gli elementi di sfida che i processi hanno nell’immediato futuro.

Perché questa esperienza è interessante?

La specificità di Appunimm’ risiede nel voler cercare di affrontare la strada “facendosi strada”, senza avere la pretesa di creare isole o setting che astraggano la strada dalla strada. In città come Napoli in cui la dimensione outdoor è centrale nella vita sociale, la disseminazione di questo tipo di approccio potrebbe avere ricadute trasformative potenzialmente significative

Prevenire e tutelare – Promuovere Comunità Educanti – Dépliant

Prevenire e tutelare - Promuovere Comunità Educanti

Ente titolare: Comune di Genova – Agenzia per la Famiglia

Luogo: Genova – Liguria

Attività / Intervento

Prevenire e tutelare - Promuovere Comunità Educanti

L’Agenzia per la famiglia del Comune di Genova, nell’ambito del progetto “INFOrmiamoci e APPlichiamoci – Essere presenti nel tempo 2.0” finanziato dal Dipartimento Politiche per la famiglia, ha promosso la redazione di un testo inerente la prevenzione e il contrasto della violenza sui minori. Il testo è stato redatto da un tavolo di lavoro inter-istituzionale, coordinato dall’Agenzia e a cui hanno partecipato l’ASL3 Genovese, il Tribunale e la Procura della Repubblica per i Minorenni, la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Municipale, l’Ufficio Scolastico Regionale, il Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Liguria, gli Ordini degli Assistenti Sociali e degli Psicologi della Liguria.

“Prevenire e tutelare – Promuovere Comunità Educanti” (disponibile sul sito e in 5000 copie cartacee), frutto di oltre un anno di lavoro, è mirato a fornire informazioni e indicazioni il più possibile chiare e utili e si rivolge a tutta la comunità sociale genovese perché è a partire dalla consapevolezza e attivazione di responsabilità di ciascuno che si forma e rafforza una comunità competente, responsabile e, quindi, tutelante. Oltre alla classificazione delle “forme” del maltrattamento di minori dell’Autorità italiana Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e al glossario della Seconda Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, il testo indica alcuni dati essenziali, presenta la rete d’interventi e servizi previsti per garantire il più alto livello possibile di tutela dei minori da situazioni di maltrattamento e abuso ed è completato da indicazioni su legislazione, bibliografia e sitografia di riferimento. È integrato dal relativo dépliant plurilingue (60.000 copie, distribuite presso uffici, servizi, farmacie, …) che contiene i riferimenti essenziali delle istituzioni e servizi (indicati anche nel testo, in maniera più dettagliata) a cui ci si può rivolgere quando ci si trova di fronte a possibili situazioni di maltrattamento su minori.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Aspetti positivi sono il tavolo inter-istituzionale di redazione del testo che ha favorito la condivisione , anche con la Direzione comunale di riferimento, di riflessioni e linguaggio e che ha condotto alla predisposizione del dépliant (inizialmente non previsto) e dei gruppi di lavoro territoriali inter-istituzionali sul tema promossi dai Servizi Sociali. Tasto dolente sono alcune partecipazioni auspicate e dapprima dichiarate, ma non concretizzate (es. Ordine dei Medici e Associazione Pediatri).

Perché questa esperienza è interessante?

“Prevenire e tutelare – Promuovere Comunità Educanti” è uno strumento qualificato ma accessibile, da utilizzare nell’ambito degli specifici gruppi di lavoro permanente a livello territoriale (con scuole, pediatri, associazioni) ma anche messo direttamente a disposizione dei cittadini. Può contribuire al continuo sviluppo di corresponsabilità sociale basata su una cultura condivisa di prevenzione e tutela dei propri membri della comunità, finalizzata a non lasciare la persona in solitudine.

Street’s Rooms: progetto di educativa di strada per il contrasto del disagio giovanile

street room

Ente titolare: Comune di Grosseto e COeSO SdS Area Grossetana

Luogo: Grosseto, Toscana

Progetto

"Street's Rooms": progetto di educativa di strada per il contrasto del disagio giovanile

Il Progetto nel periodo compreso tra il 2018 e il 2021 ha previsto i seguenti step:

A) Mappatura del territorio della città alla ricerca dei luoghi d’incontro spontanei, semistrutturati strutturati per i giovani nella fascia d’età 11-25 anni. Ricerca azione sui bisogni dei giovani, sulla percezione che hanno delle loro esigenze e delle risposte, opportunità, possibili e fruibili nella città con somministrazione di questionari a quasi 3000 giovani e circa 500 adulti, tra genitori, docenti e operatori dei servizi, per fare anche una lettura incrociata delle reciproche percezioni tra le diverse generazioni.

B) Conoscenza dei vari gruppi giovanili attraverso la metodologia del lavoro di strada (uscite informali in giorni ed orari diversi) e aggancio di ragazzi e giovani che possano essere disponibili ed interessati a vivere più attivamente il progetto, contribuendo con le loro idee e con i loro vissuti a presentare a tutto tondo la realtà giovanile grossetana.

C), D), E) Creazione di staff intergenerazionale (aperti a giovani, docenti, volontari, operatori dei servizi, esercenti, singoli cittadini) con incontri quindicinali itineranti nei luoghi di vita della Città, come parchi sedi di associazioni, librerie, bar, per favorire la creazione di reti sociali e socioeconomiche. Questo staff ha coprogettato numerose e variegate iniziative, alcune delle quali sono coordinate dal consiglio giovanile comunale, incontri e dibattiti su tematiche sociali attuali.

L’obbiettivo proposto era quello di  favorire processi di empowerment di Comunità per attivare processi di empowerment giovanile, individuando anche giovani adulti interessati e disponibili a proporsi loro stessi come self helper per i più piccoli e a coprogettare strategie ed iniziative con il nostro team. Tra le fasi A, B e C abbiamo un realizzato una ricerca azione,tramite i social e con somministrazione diretta di questionari.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Fattori di successo: creazione di uno staff intergenerazionale composto da giovani, docenti, rappresentanti di associazioni e cooperative, esercenti, operatori servizi sociali e sanitari; promozione della cultura della solidarietà sociale; attivazione di processi di corresponsabilità educativa nei parchi pubblici; organizzazione di eventi di comunità. Difficoltà incontrate: rieducare gli adulti alla corresponsabilità educativa e civile, al superamento di una visione ristretta ed autocentrata della vita comunitaria.

Perché questa esperienza è interessante?

Ha coinvolto più di 3000 giovani, tutte le scuole del territorio e ha favorito il superamento di episodi di vandalismo. L’amministrazione locale, insieme con la Società della Salute, sta realizzando progetti utilizzando come cabina di regia lo staff intergenerazionale del Progetto.

WONDER – Stop all’esclusione di bambini e bambine con patologie autoimmuni, invalidanti e croniche

Ente titolare: EDI Onlus – Educazione ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Luogo: Milano, Monza, Roma, Napoli e Palermo

Progetto

Il progetto pilota WONDER, realizzato grazie al contributo della Fondazione Unicredit, coinvolge insegnanti, ragazzi e ragazze, genitori di 5 istituti comprensivi in un percorso che ha l’obiettivo di prevenire e contrastare l’esclusione di bambini e bambine con patologie AIC (autoimmuni, invalidanti e croniche) come l’asma, diabete, tiroidite, ecc. dalle normali attività educative e ludico-ricreative all’interno e al di fuori della scuola.

OBIETTIVO: Aumentare la capacità delle agenzie educative di includere bambini e bambine con bisogni speciali specifici, che non hanno bisogno dell’insegnante di sostegno o dell’assistente alla persona, che possono partecipare proficuamente alle attività di gruppo, ma necessitano di particolari conoscenze, competenze e accortezze per interventi spesso semplici e quotidiani, a volte in funzione salvavita.

DESCRIZIONE: Il progetto Wonder intende promuovere una campagna di sensibilizzazione ideata dalle scuole e rivolta al mondo dell’educazione e dello sport per far conoscere i bisogni derivanti dal convivere con malattie invalidanti e, al contempo, offrire informazioni sulle possibilità di gestione di tali patologie, che non debbono essere ragione per l’esclusione dei minori da attività educative, sportive e ludiche.

ATTIVITA’ PREVISTE: • Un corso di formazione rivolto ad insegnanti e educatori tenuto da esperti del settore, medici e associazioni di famigliari. • Laboratori WONDER rivolti a bambini e bambine della scuola primaria. • Un convegno finale sarà l’occasione per celebrare il lavoro del progetto, condividere le buone prassi attivate nei diversi contesti coinvolti nel progetto e in altri contesti in cui operano gli stakeholder coinvolti.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Il progetto risponde a bisogni direttamente manifestati da genitori di bambini e bambine con patologie autoimmuni, croniche e invalidanti, che hanno trovato grande disagio e a volte sono state costrette a rinunciare a far partecipare i propri figli e le proprie figlie in attività sportive, educative o ad escursioni organizzate sia in ambito scolastico sia extra-scolastico.

Perché questa esperienza è interessante?

Wonder costituisce un progetto pilota perché “mira a favorire inclusione nel caso di patologie che non hanno caratteristiche tali da richiedere un intervento specifico come il sostegno, ma necessitano comunque di una competenza e regolamenti chiari per assicurare il diritto allo studio, al tempo libero, allo sport a tutti i minorenni e le minorenni. Forma insegnanti e educatori ma anche ragazzi e ragazze, per evolvere verso un futuro in cui le unicità di ciascuno siano accolte con serenità”.

NonUnoDiMeno

Progetto NonUnoDiMeno

Ente titolare: ANPE Lazio (Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani) e USR Lazio (Ufficio Regionale Scolastico)

Luogo: Regione Lazio

Progetto

Progetto NonUnoDiMeno

Il Progetto, iniziato nell’ anno 2020 – 2021 in seguito al Protocollo d’intesa siglato tra ANPE Lazio e USR Lazio, è giunto alla 3° edizione e ha come finalità quella di realizzare significative proposte formative per le istituzioni scolastiche. Con tale progetto si intende promuovere sia la figura del pedagogista all’interno delle scuole sia la diffusione della Pedagogia quale approccio valido per la trattazione delle molteplici problematiche sociali. Nel corso delle precedenti edizioni sono state coinvolte nel progetto 75 istituzioni scolastiche, statali e paritarie di ogni ordine e grado, della Regione Lazio. La metodologia utilizzata riguarda il lavoro sinergico tra il Pedagogista socio ANPE e il Docente Referente dell’istituzione scolastica partecipante al fine di personalizzare il progetto sulle reali richieste dell’utenza per le seguenti attività rivolte alla comunità educante: supporto pedagogico, corsi d’aggiornamento; realizzazione di Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO). Le azioni intraprese, tenuto conto dell’emergenza pandemica, si realizzano sia online sia in presenza permettendo il coinvolgimento dei soci ANPE provenienti da ogni sede regionale italiana e creando così un virtuoso scambio di informazioni e di buone pratiche pedagogiche-didattiche.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Il successo del progetto è riconducibile all’interesse delle istituzioni scolastiche verso la figura del Pedagogista, professionista capace di dare il suo contributo per trattare le problematiche educative-didattiche che, nel corso dell’emergenza pandemica, hanno avuto un notevole peso sull’apprendimento. Anche la scelta di attuare il progetto in modalità online è un ulteriore elemento di successo del progetto stesso.

Perché questa esperienza è interessante?

Perché permette alle istituzioni scolastiche di avvalersi del Pedagogista ricucendo, sulle proprie esigenze, un progetto che persegue finalità comuni.