MeET-Centro Diurno Itinerante – Melaverde Educazione Territoriale

MeET-Centro Diurno Itinerante - Melaverde Educazione Territoriale

Ente titolare: Distretto Socio Sanitario RM 5.1 e Cooperativa Sociale C.E.A.S.

Luogo: Comuni di Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova Lazio – Distretto Socio Sanitario RM 5.1- Lazio

Servizio

MeET-Centro Diurno Itinerante - Melaverde Educazione Territoriale

L’obiettivo del servizio è portare l’animazione educativa nei luoghi dove i bambini ed i ragazzi vivono, coinvolgendo la comunità locale nella gestione autonoma e responsabile degli spazi di socializzazione. Ridurre l’isolamento e la frammentazione relazionale e sociale attivando processi di partecipazione attiva nella costruzione degli spazi in cui si vive la quotidianità.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Fattori di successo: alto numero di bambini e ragazzi coinvolti; alta partecipazione delle comunità locali; alta partecipazione dei genitori; sostenibilità e ripetibilità del servizio anche in autogestione da parte dei genitori; forte scambio intergenerazionale; aumento della conoscenza del territorio; maggiore vivibilità dei luoghi pubblici.

Difficoltà incontrate: Bassa partecipazione degli enti pubblici locali; destrutturazione del vecchio modello di presa in carico da parte dei servizi sociali.

Perché questa esperienza è interessante?

Perché pensata e sperimentata nel periodo pandemico al fine di permettere ai bambini ed ai ragazzi di riappropriarsi dei loro spazi di vita quotidiana. Permette di costruire un vissuto emotivamente coinvolgente che costruisce legami sociali positivi.

Legami per promuovere e prevenire

Ente titolare: L’Orsa Maggiore, cooperativa sociale

Luogo: Napoli – Campania (N1-N10 – Napoli e N15 – Marano Quarto)

Modello di intervento

Connettere nella mente e nella operatività l’attenzione ai bambini/figli e l’attenzione agli adulti/genitori è complesso. Il modello di intervento, trasversale ai servizi ed ai progetti di Orsa Maggiore è segnato da un processo articolato, orientato a costruire con/per le bambine ed i bambini un ambiente sufficientemente buono, nelle attività e a casa, frutto di una cooperazione con loro e con i genitori/adulti che se ne prendono cura.

Il modello è centrato sullo sguardo attento non solo ai bambini, ma alle relazioni tra figli e genitori in qualsiasi contesto (educativa territoriale e domiciliare, interventi contro la dispersione scolastica, gruppi, consulenze, laboratori) con l’obiettivo di promuovere le risorse personali e familiari e individuare precocemente le vulnerabilità, così da sostenere le potenzialità e prevenire i rischi di mal-trattamento. L’idea di fondo è che l’attività educativa non può prescindere da un’attenzione e cura dei legami. L’incontro – al di là delle finalità specifiche dei servizi/progetti – è l’inizio di un percorso di cui non sempre si conosce inizialmente la meta, ma si caratterizza per una relazione, segnata dall’ascolto, dal riconoscere i desideri, i talenti e anche i problemi, dalla definizione di obiettivi possibili e strategie da adottare per un cambiamento; soprattutto è l’inizio di un legame. L’incontro, la relazione, la sintonia fanno emergere la resilienza e permettono di sviluppare un diverso sguardo sui sé, sugli altri, sui problemi. Il lavoro parallelo, individuale, familiare o di gruppo, con figli e con i genitori e le intersezioni consentono l’affermazione di risorse, piaceri, criticità. Sono valorizzati i momenti condivisi tra genitori e figli, in cui promuovere ascolto, sicurezza, accoglienza, condivisione, ritrovando il piacere dell’essenziale. I risultati sono la  riduzione delle diffidenze dei genitori, la maggiore disponibilità a mettersi in gioco, la fiducia dei figli nelle possibilità di relazioni responsive, la co-costruzione di un contesto più sicuro.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Fattori di successo: intreccio tra spazi personali e di gruppo, co-progettazione personalizzata/familiare, équipe e di rete.

Difficoltà incontrate: diffidenze reciproche tra genitori ed operatori, problemi personali dei genitori che li rendono talvolta poco disponibili alla cooperazione, situazioni più gravi di malessere dei bambini connessi alle condotte genitoriali, che possono sollevare un conflitto anche deontologico nella rete tra la necessaria protezione e l’alleanza insufficiente/assente con i genitori.

Perché questa esperienza è interessante?

Per la possibilità-trasversalmente alle opportunità attivate con diversi committenti – di offrire nel territorio un’accoglienza attenta al buon trattamento di bambini/e e di costruire sinergie che permettono di integrare le diverse dimensioni personali, familiari, di gruppo, comunitarie, con una vision che permette di costruire connessioni tra iniziative parziali; la crescita di una comunità educante che condivide l’idea che per far stare bene i bambini bisogna occuparsi dei genitori.

Co-progettazione sperimentazione CARE LEAVERS e Servizio ARIA/Spazi ReAli

UN SOGNO CHIAMATO AUTONOMIA

Ente titolare: Comune di Torino

Luogo: Torino – Piemonte

Progetto

All’interno della Sperimentazione Nazionale CARE LEAVERS, il Comune di Torino ha avviato fin dall’inizio una esplorazione e successiva collaborazione con i Servizi della Città rivolti ai giovani, nella convinzione di diffondere le linee metodologiche della progettazione, contaminare e accrescere un know-how reciproco. È nata una efficiente co-progettazione con il Servizio ARIA/Spazi ReAli, polo di accoglienza per giovani e sede dello Sportello per Neomaggiorenni gestito dall’Associazione AGEVOLANDO. L’innesto del progetto Aria nell’ambito del Piano Inclusione cittadino ha inteso rafforzare e consolidare le azioni di accoglienza e ascolto, configurandosi come uno snodo di riferimento e sostegno dedicato a ragazz* con età compresa tra i 14 e i 21 anni, promuovendo metodologie per lo sviluppo dell’autodeterminazione e del protagonismo, l’auto mutuo aiuto, la peer education, lo sviluppo della consapevolezza di sé e dell’autostima, con l’ausilio di counselor e psicolog*. La co-progettazione è frutto della professionalità di soggetti afferenti al mondo istituzionale e del Terzo Settore, promotore quest’ultimo di una rete capillare di iniziative ed esperienze in più ambiti (dimensione abitativa/formazione-lavoro/benessere). Sulla base dei bisogni rilevati si sono messi a punto eventi in-formativi che hanno coinvolto i giovani nella loro complessità (care leavers provenienti dai Servizi dei Distretti Sociali, fruitori dello spazio di ascolto degli sportelli, ecc.), la cui programmazione è stata recepita e formalizzata con atti amministrativi locali e la cui durata è via via parametrata rispetto la rendicontazione ministeriale della Sperimentazione. Allo stesso modo si è consolidata la collaborazione con la Associazione Wonderlust Teatro, esperienza emozionale e terapeutica, fondamentale nel processo di costruzione in divenire della personalità del singolo e nella costituzione del gruppo.

Fattori di successo e difficoltà incontrate

Fattori di successo: forte spinta ad un processo culturale trasformativo e di affrancamento degli operatori sociali delle Aree Minori della Divisione Assistenza; apporto di linee metodologiche di intervento innovative (vedi figura del tutor) e finanziamenti per esperienze stra-ordinarie (vedi partecipazione di 6 giovani al Viaggio della Memoria); costruzione di un approccio olistico e paritario con il/la giovane, il cui protagonismo è il fulcro della progettazione.

Difficoltà incontrate: tempi burocratici e rigidità organizzative.

Perché questa esperienza è interessante?

Per le radicali trasformazioni che apporta nell’approccio alla persona , in un rapporto di vicinanza e ascolto a 360 gradi; per le interrelazioni tra Servizi; per le importanti esperienze presentate da soggetti esterni , oltre al dialogo e al processo di valutazione costante nella rete; per uscire dall’autoreferenzialità dell’Assistenza; per agevolare la consapevolezza dei giovani e allenarli ad affrontare la fluidità della società odierna, aiutandoli a diventare cittadini responsabili e informati.